Il discorso però vale solo per le abitazioni non di lusso e purché i mutui siano stati stipulati entro il 31 ottobre scorso..
Il discorso però vale solo per le abitazioni non di lusso e purché i mutui siano stati stipulati entro il 31 ottobre scorso. Occorre inoltre che al momento della firma del contratto il tasso non fosse superiore al 4%, e dunque che l’incremento si sia verificato solamente in seguito.
Dal punto di vista operativo sono però emersi alcuni dubbi applicativi. A quanto sembra, sui conti degli italiani si continuerà ad addebitare l’ammontare complessivo della rata prevista, mentre in un secondo momento arriverà il contributo statale che abbatterà la quota interessi. Questo sarà anticipato dalla banca stessa, che potrà poi rivalersi sull’Erario.
Le banche hanno tempo fino a febbraio per adeguarsi. Questo potrebbe dunque far sì che in questo frattempo agli italiani continuino ad essere addebitate le rate al tasso previsto, in attesa del fantomatico contributo; tuttavia una circolare del ministero dell’Economia rasserena gli animi: i ritardi derivanti dai problemi tecnici di applicazione della norma non possono andare a discapito dei diritti del cittadino.
“In particolare”, spiega la circolare, “ogni contributo deve essere accreditato con valuta dal giorno di scadenza cui è relativo”.
Non resta che vedere cosa succederà in concreto.